giovedì, 03 dicembre 2009
Chi lavora con le emozioni deve fare attenzione a non restarne svuotato.

La conseguenza diretta di quest'affermazione è che chi ad un tratto smette di lavorare con le emozioni, ne viene subito sopraffatto. Di colpo, non sei più il padre premuroso che esce di casa dopo aver fatto colazione con i cinque cereali (quattro porta sfiga) ma il disoccupato che ha il fiatone se va di corsa e i pantaloni che non si chiudono. Sai che hai mentito a te stesso quando ti sei detto che bastava farlo, perchè bisogna farlo bene e velocemente finchè il tempo te lo permette. Sai che le bugie non hanno le gambe corte, solo somigliano alla realtà che vorresti, per quello finisci per crederci.  

Quindi quello che è successo in questa breve pausa autunnale è che ho scoperto di non saper gestire le emozioni, anzi: di averci rinunciato. Ecco perchè sono stata praticamente investita dalla possibilità che il Karma possa esistere davvero, e poi gettata nella malinconia da un bel post sui tempi che furono.
[Io non sono più così propositiva nei rapporti con gli altri. Non ho voglia di prendermi cura di qualcuno e di prestargli i miei vestiti, regalargli i miei CD (a proposito: avevo dimenticato di averti regalato quelli dei Take that e li ho cercati per circa un mese...ma va ancora bene che li tieni tu). Sono cinica, difficilmente disposta a ritrattare e non credo più a tutto quello che mi viene detto. Però una cosa te la devo, ed è la sincerità: non tutti hanno avuto lo stesso riguardo nei miei confronti. Ricordiamo quei mesi nello stesso modo e, ne sono sicura, abbiamo lo stesso sguardo disilluso e non per via dello stesso segno zodiacale. Passerà, anzi: è già passato, il peggio come il meglio e cosa saremo chi può dirlo, quello che siamo è sopravvissuti a noi stessi e va bene per il momento, non credi? In bocca al lupo...]
Chi lavora per scrivere delle emozioni, trova difficile scrivere delle proprie. Vorrebbe che non fossero le solite bugie, che fossero speciali e in qualche modo legittimate dall'esperienza, che si notasse la differenza tra il solito slogan e quello che davvero ha provato in quel preciso istante. E ne esce sconfitto, perchè le sue ansie e i suoi dolori non sono uno spot, non passeranno in 20 secondi di promozione. Come disse un mio collega: "lavoriamo nel mondo dell'effimero, non ci interessa il contenuto"...ma allora perchè la pubblicità con Belen mi sembra così stupida e quella di Chanel n°5 mi fa piangere regolarmente?

Eh si, sono tornata con uno sproloquio che nessuno ha compreso, ma sviscerare fa bene a volte.
Due settimane fa ho tirato l'ultimo dente del giudizio che mi restava, il più doloroso. 4 denti in 6 anni di università, tutti nati e prontamente estirpati. Devo proprio ammettere che è finita un'era, non sarà karma ma...
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categoria:risposte, senza speranza, lost and found
sabato, 03 ottobre 2009
Era da un po' che volevo postarlo: Quiqe the head, realizzato dalla Viral Factory per un casco Diesel.
Per molti aspetti la trovata è geniale, soprattutto, a mio parere, nella realizzazione del sito e la costruzione della storia.
Sotto altri punti di vista, sembra sconfinare nel cattivo gusto: la disabilità estrema, i problemi che comporta e il tentativo di vivere una vita normale fanno sorridere se si tratta di un paradosso, ma per molte persone questo stato è reale, e il video sembra prendersene gioco.
Ma devo ammettere che mi piace, per il Tongue Trainer Software, la fidanzata con i capelli indisciplinati (lei ha tutto il corpo da curare!) e il colpo di scena finale.
E lo starnuto, ovvio!
Voi cosa ne pensate?
 
P.S. Ho scoperto di adorare Roma. In quale altra città riesci a trovare quello che cerchi proprio se ti perdi? (Tranquilli: era una cartoleria, non la felicità!)
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categoria:risposte, viral, laureata di professione, spotanza
mercoledì, 16 settembre 2009
Ne è passato di tempo da quando ho scritto la tesi triennale, eppure una frase resta a ronzarmi sempre nella testa. Ricordo perfettamente il momento in cui l'ho letto, un attimo prima che le cose cambiassero (ironia del destino, davvero!) ma non ricordo l'autore e tra le centinaia di libri e fotocopie che mi ricordano più di cinquanta esami sostenuti...credo di non poter ritrovare la singola frase di quel libro.
Credo fosse Genette, o Kracauer, ma mi arrendo al consolidato "probabilmente non lo sapremo mai!"

Le cose della vita sono liriche nel loro ideale, tragiche nel propio destino e comiche nella loro esistenza.
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categoria:risposte, lost and found
venerdì, 24 luglio 2009
Non volevo bruciasse sul serio.
Sono felice che tu stia bene.



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mercoledì, 17 giugno 2009
Quando fate un errore, il mondo sembra farvela pagare cara.
Non nel senso che vi pentite di quello che avete/non avete fatto, no.
In modo del tutto inaspettato, il mondo considera il vostro passaggio come seguito da una cordicina spinata in grado di scalfire qualsiasi cosa di buono ci sia nella vostra vita: amici, sole, opportunità, serenità...e sembra che da quel piccolo errore, da quella volta che non avete fatto il solito ragionamento vincente, ne conseguano tutta una serie di sciagure non meglio definite ma identificabili solo attraverso il vostro sguardo desolato ed arrabbiato.
Ma non esiste davvero.
Avete fatto un errore, punto.
Siete solo voi a punirvi. E' come un circolo vizioso: vi punite sbagliando ancora e ancora, accettado le cose brutte che vi procurate e prendendovela con il destino beffardo e crudele, incazzandovi il doppio.
Non esistono corde spinate in grado di distruggere tutto quello che avete costruito e, soprattutto, non esitono corde spinate in grado di rovinare il futuro, perchè non c'è ancora, quindi per una buona percentuale può essere migliore del presente.
Non andargli incontro è un peccato.
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mercoledì, 03 giugno 2009
...e risposta!

(Giuro che non l'ho fatto apposta!)
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categoria:risposte
venerdì, 08 maggio 2009
Ecco perchè a volte è meglio esprimere le grandi quantità seguendo metodi non convenzionali.
Informazioni come il numero di persone che non possono avere un'educazione, che non hanno accesso a cure mediche o che non hanno la libertà di esprimere le proprie opinioni, risultano paradossalmente difficili da quantificare e da assimilare - soprattutto per persone bombardate da informazioni di ogni tipo.
E allora?
Si fa un disegnino:

33_100-print10
 
L'idea è venuta a Toby Ng Kwong To...non impareremo il numero di persone che non hanno risorse alimentari sufficienti, ma la prossima volta che mangeremo una pizza ricorderemo che facciamo parte del 30% che può permetterselo al mondo.
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categoria:risposte
venerdì, 09 gennaio 2009
If someone has a high degree of common sense and then you teach him how to write, he'll be a good copywriter.

Ed McCabe
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categoria:firenze, risposte, que sorte
martedì, 21 ottobre 2008
...strano davvero!

Le ultime parole famose sono state pronunciate dalla sottoscritta un lunedì sera: "resto a Perugia altri sei mesi".
Il mattino seguente Firenze mi chiamava!

Perugia è davvero una città porosa. E poi con me lo è stata particolarmente. Di questi due anni posso dire di aver passato effettivamente qui...quanti mesi? 12? 13?
Questo mi ha portato a considerare tutto come transitorio; a vivere questa città con un sentimento di affetto aleatorio, che non sapevo in cos'altro si sarebbe trasformato. A lasciarmi sfumare le amicizie, a dimenticare nei cassetti i grazie ed i perchè.
L'ho odiata anche, Perugia.
Sarebbe riduttivo dire che sia stato solo per le salite (che qui non sono mai discese!); in alcuni istanti avrei cercato qualsiasi pretesto per andare via.

Poi, preparando gli scatoloni ho capito cos'è stata Perugia: è stata un'incubatrice.
Una piccola vaschetta verde di discese e salite.
Una scatola che mi ha regalato avventure e sbornie, giornate intere a letto e lezioni al quarto piano e mezzo. Nella quale ho scavato ed ho trovato la parte peggiore di me, ma anche tanto coraggio.
Lo stato di passaggio.
Quel limine nel quale si è e non si è.
L'opportunità di guardare oltre.
Affacciarsi è stato faticoso. Mi è costato molto.

Mi costa soprattutto ora.
Perchè Perugia è come una donna che t'ignora, qualsiasi cosa tu dica o faccia. A volte, dalla strafottenza passa al trattarti male e tu non trovi altra soluzione che andare via, lasciarla una volta per tutte.
E proprio in quel momento, quando sei sull'uscio e sei sicura di non provare nulla, ti mostra il suo lato più bello, ti conquista sfoderando tutto il suo fascino...ti sorride addirittura.

Questa è Perugia per me.
Ora mi sta mostrando la parte migliore.
Forse perchè sono finalmente pronta ad accettarla, senza chiedermi i perchè e i come, sorridendogli di rimando.
Infondo, quando una relazione non funziona, non è mai colpa di uno solo; ed io non sono mai stata disponibile con questo strano partner.
E mi dico che è giusto così, che tra poco più di sei mesi anche lei non sarà più la stessa, piegata alla luce di riflessioni sterili alla TV, sotto la pressione delle persone che vengono e decidono di non restare; rigenerata ad ogni anno accademico.
Mi dico che le persone che resteranno qui perchè la amano o perchè ci sono nate saranno sempre mie amiche, non importa dove sarò; che io tanto (come ha scritto la mia amica R.) non sono mai dove si ci
aspetta di trovarmi.
Mi ripeto quello che mi sono detta in tanti altri momenti, e soprattutto lasciando Lancusi: che le relazioni non sono legate ai luoghi, che continuano e se è stato così già altre volte, perchè non dovrebbe funzionare anche questa?
E perchè, nonostante tutto, mi fa anche un po' male?
Perchè non ci ho mai provato seriamente.
E adesso che sembra funzionare un po' mi dispiace.

Perugia l'ho vissuta come una frase con due punti: ora volto pagina, più con me stessa che con lei.


Io, ad essere sincera, ho sempre preferito...PAAARUUUGIAAAA!
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categoria:musica, risposte, perugia, que sorte
mercoledì, 10 settembre 2008
Sarà che sono le 23.25 ed ho studiato fino a due minuti fa.
Sarà che Ruth mi ha mandato una foto delle persone che ho conosciuto in Galizia...ma stasera ho proprio nostalgia di Pontevedra.
Della macchina che sfreccia accanto al bosco e Cesar che canta Bob Dylan.
Dei discorsi sull'indipendenza e di Bea che fuma bevendo il thè.
Di quello strano senso di straniamento, che stavo lì ma non capivo bene cose ci facessi e sorridevo imbarazzata, mischiando le parole per farmi capire...
Della nebbia di Santiago e di Ruth che fa un altro ritratto sporcandosi le mani di carbone.
Dei cruciverba del padre letti ad alta voce non so perchè...e della mamma che cucina i "figli di baccalà".
Pure il discorso di fine anno del Re mi manca; le letture illuminate dei corrispettivi spagnoli di Gente e Oggi e le telenovelas spinte-che-più-spinte-non-si-può...

 P1040461

...partire è un po' morire. 
Si va via, e si ci sente esclusi dalla continuità della vita in un posto che è stato anche il nostro...e che vorremmo lo fosse ancora.
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categoria:risposte, portogallo, galizia