Eccomi!!!
Scusate l’assenza, ma sono rimasta intrappolata in un vortice interculturale di cui è difficile liberarsi se si abita in Portogallo, si ha una compagna di stanza spagnola (scusate: gallega!) e si frequenta un gruppo di persone messe insieme dal destino!
Ormai non so più quale lingua parlare: confondo il dialetto con il portoghese, applico le regole dello spagnolo all’italiano e inizio le frasi in inglese per poi finirle in portoghese…ed è così per tutti!
E capita che Ruth, che non conosce l’italiano, si emozioni per una canzone di Mina.
Capita che un’altra Ruth, questa volta di Oxford, inizi a parlarti della sua infanzia in giro per l’Africa (i genitori sono volontari), della volta che ha nuotato con le balene e ha visto uno squalo, di quando andava a scuola ed era l’unica a non essere picchiata perché “bianca”, e di quando ha guidato per tre giorni interi solo per andare da una città all’altra del Malawi e poi, d’improvviso, si volti e ti chieda:
- Ma parlami un po' di te!
- IO?!
Capita di sentire discorsi in portoghese tra cechi e spagnoli del tipo:
- Allora, quale viaggio ti piacerebbe fare?
- Mi hai chiesto quando devo tornare?
- Si
- Il 15 di Gennaio (Janeiro)
- Ah! A Rio de Janeiro!
- No, cosa c'entra?!
- Scusa, ma di chè stiamo parlando?!
Capita che Ruth spagnola parli in inglese con Ruth inglese che risponde in portoghese mentre io continuo a parlare portoghese con la mia amica italiana sperando che mi capisca comunque…
In questo clima interculturale, uno spagnolo ha perso una buona dose di senno, cosa che appare chiara ogni volta che si ubriaca e se ne va in giro a parlare esclusivamente in inglese; il fatto è che, essendo ubriaco, dice frasi come “the car is on the table” oppure “withe a moment”; la cosa diventa imbarazzante se in una discoteca chiede ad una ragazza di reggergli il bicchiere perché lui “must go a moment to the curch” mentre si avvia verso il bagno; oppure, se non sapendo come brindare con gli inglesi, se ne esce con l’equivalente di “salute” che è, ovviamente, “healt”!
La regola sarebbe quella di accordarsi preventivamente su quale lingua si intenda usare, ma è inutile dire che non viene mai applicata; così, si chiede in portoghese:
- Oltre al pesce, cosa si può mettere nella paella?
e si risponde in inglese:
- crow...(vacca)
- cão?! (cane)
- NO! No "WOLF WOLF"!! but "MUUU MUUUU"
- AAAHHHH! OK!
…fortuna che gli animali sembrano parlare linguaggi più o meno internazionali!
Confesso che a volte, chiamata ad aiutare nelle traduzioni, temo di provocare incomprensioni, liti e disguidi internazionali…ma alla fine riusciamo a capirci nonostante la distanza linguistica, a dimostrazione del fatto che la comunicazione non è fatta solo di parole, ma anche di toni, sguardi, sorrisi e gesti più o meno taciti, che la distanza non è questione di nazionalità, e la diversità culturale può essere una ricchezza se c’è curiosità e voglia di apprendere…ed è per questo che I love Viseu, muito!