domenica, 15 marzo 2009
Ed eccomi qui.



Stage finito, dispensa vuota e testa piena di cose da fare.







Mi sono dedicata alla creazione di un nuovissimo manuale che venderà milioni di copie; il titolo sarà "COME SCRIVERE UNA TESI ANCHE SE L'ARGOMENTO NON TI PIACE", e siccome io nelle cose mi butto anima e corpo e non posso assolutamente scrivere di cose che non conosco direttamente, ho deciso di provare in prima persona l'impresa e calarmi nei panni di una tesista la cui relatrice ha delle idee considerate obsolete da quando gli uomini popolano l'Australia. Per rendere le cose più complicate, faccio finta di dover pagare prima e secoda rata più le more se non riesco a laurearmi in tempo. Ma siccome sono pignola, metto in conto che probabilmente il correlatore possa non rispondere per un mese alle mie e-mail quotidiane, ci sta no? Ma direi quasi quasi di iniziare a fare finta di vivere in un posto che non è casa mia e che non è neanche vicino all'università ma che mi garba perchè ci sono un sacco di negozi. E, sempre perchè infondo un po' masochista lo sono anche io, fingo che la tesista che impersono viva in una casa che è come una barzelletta: c'era una volta un cinese, due africani e tre italiani...e vabbè, vediamo un po' come verrà fuori questo manuale.







Io dico che sarà un successone, che poi per questa fantomatica tesista io tifo per davvero anche se non esiste; e se esistesse mi farebbe un po' compassione.







Ad ogni modo, impersonare questa tesista tutto il giorno a volte è faticoso; oggi, ad esempio, mi sono ritrovata a far finta di dover cercare delle cose su internet e connettermi in un bar (perchè lei non ha la connessione a casa) sperando che non trasmettessero le partite. Mi è andata bene: trasmettevano la partita di rugby. Ora, a me i giocatori di rugby piacciono, e piacerebbero anche alla mia tesista; solo che non capisco nulla delle regole del gioco e quindi, aspettando che qualche presa venisse liberata per collegare il pc, ho guardato la partita fingendo di capire qualcosa, captando solo che a giocarsela erano gli inglesi e i francesi, infatti nel bar c'erano solo inglesi. La mia strana tendenza a sognare ad occhi aperti mi ha portato a smettere di far finta di seguire la partita proprio mentre gli inglesi intorno a me si lanciavano in soddisfatti "yeahh" e "iuhhu", mentre io continuavo a fissare lo schermo con l'aria pensosa. Fin quando non ho capito che tutti, e dico TUTTI gli inglesi nel bar a pensavano che fossi francese e che fossi triste perchè la mia squadra stava perdendo.





Ora, dico: mi hanno scambiato per una portoghese quando ero in Spagna, e mi hanno insultato in Portogallo perchè mi credevano spagnola; la relatrice della mia amica venezuelana credeva che fossi sua sorella e lo stesso giorno una sua amica mi ha chiesto "e tu da che nazione vieni?"...posso accettare di non sembrare italiana al 100% (anche se non ne capisco il motivo) ma essere presa per una francese mi sembra eccessivo.





Ora, se fossi nei panni della mia fantomatica tesista la smetterei di scrivere il blog ed inizierei a fare questa dannate ricerche. Lei è decisamente più sveglia di me.







PS. Nonostante la pubblicazione di questo post, la sottoscritta dichiara di non avere un alterego e di aver solo dato sfogo alla sua fantasia.
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categoria:firenze, perugia
venerdì, 09 gennaio 2009
If someone has a high degree of common sense and then you teach him how to write, he'll be a good copywriter.

Ed McCabe
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categoria:firenze, risposte, que sorte
giovedì, 04 dicembre 2008

Ad uno dei miei compleanni passati, devo sicuramente aver espresso il desiderio di viaggiare.

Non sono mai riuscita a spegnere le candeline tutte d’un fiato; eppure il mio desiderio si è realizzato in modo del tutto inaspettato. Perché uno sogna di viaggiare da un hotel di lusso all’altro, circondato da valigie di pelle, su dei tacchi che magicamente non gonfiano le caviglie, sdraiarsi su una spiaggia paradisiaca…invece, io viaggio traslocando “a random” da una città all’altra, per lo più dalla sera alla mattina, per lo più da un gelido posto di montagna ad un altro. Quindi trascino pacchi di dimensioni surreali che si bagnano/cadono/si aprono (non necessariamente ad esclusione), sistemo la stanza a mio piacimento, appendo poster, sposto mobili (il mio personale battesimo di ogni stanza), mi ambiento, entro nella routine e poi arriva una telefonata. Quindi dico addio alla solita vita, risposto mobili, stacco poster, preparo pacchi etc…il tutto con delle comode scarpe basse: le mie caviglie sono già gonfie in versione naturale.

 

Questa volta è stata Firenze.

La dolce, romantica, vivace…pianeggiante…Firenze.

La mia stanzetta-ina-mini-petit-little-xxs ha una finestra, e questa è la buona notizia. La brutta è che si affaccia su un muro, quindi la vista non è panoramicissima come quella dell’altro annuncio, dove però c’era solo il comodino (il resto era di proprietà dalla ragazza che andava via!)…ma almeno è tutto intorno a me!

La convivenza in casa procede bene. Divido casa con due cinesi, un’africana, un calabrese ed una molisana…detta così sembra un gran caos, in realtà ci si vede poco a causa di vite diverse, ma quando si sta insieme ci si diverte.

La mia prima conversazione con il ragazzo cinese è stata la seguente:

-         Cosa fai in Italia?

-         Studio

-         Cosa studi?

-         Sto cercando un mio amico…

 …contento te…

La ragazza cinese mi ha detto che gli uomini cinesi guardano film “sessuali” giapponesi e che il mio nome in cinese si pronuncia “shivuà”; dopo avermi chiesto se fossi mai andata da CEPU (?!) si è lasciata andare ad una riflessione per lei ovvia:

-         Scusa, ma se gli studenti qui protestano pel univelsità cara, non possono lavolale e pagale univelsità??

-         …emh…è un po’ più complicato…

E vallo a spiegare ad una cinese che in Italia non c'è più posto per nessuno, tranne che per loro.

 

I ragazzi italiani hanno passato le prime due settimane a chiamarmi Costanza e Fortuna a seconda delle circostanze, quindi tutto nella norma!

 

Approfitto del tempo libero per passeggiare lungo le strade di Firenze, strizzando un occhio a Miù Miù e salutando velocemente Gucci (non si sa mai mi facciano pagare). Lascio che Ferragamo mi spezzi il cuore, faccio un timido sorriso a Bottega Veneta e mi chiedo quale sia il giorno di mercato, infilandomi subito all’Oviesse.

 

Ho anche capito che se non ho iniziato a scrivere la tesi è solo perché c’è un problema di fondo.

La prof mi ha dato la risposta, ma la domanda la devo trovare io.

In genere si fa il contrario, ma siccome lei ha già deciso dove vuole che io arrivi, non mi ha lasciato scelta. Ed ora mi ritrovo con una risposta di cui devo trovare la domanda, e me ne vado in giro a pormi possibili quesiti con espressione assorta.

 

Che dire? La mia vita in piana procede bene: mi sveglio presto la mattina, rincorro il pullman, sorrido, stropiccio gli occhi davanti al pc e sogno il sole della primavera che mi sembra più vicina di quanto non sia in realtà. Ah, conosco gente e faccio cose, ovvio…

 

 

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categoria:firenze, que sorte