mercoledì, 10 dicembre 2008
La mattinata non promette bene: ho un brutto raffreddore (oltre che brutto non è neanche simpatico e, capirete, andarsene in giro con una cosa brutta e antipatica non rende istantaneamente felici!), fa freddo e non mangio mozzarelle e pesce da due mesi circa.
Ma sono le piccole cose che scaldano il cuore: il livello dell'Arno normale, ad esempio.
Oppure la nuova campagna Volkswagen*:

vwidealsvwcolors
* "Ha trasportato tutti gli ideali del mondo. La portiera non dev'essere stata chiusa bene."
"Certo che è il van di una VW, chiedi pure a tuo padre."

Ho scelto quelle che mi sono piaciute di più, ma qui potete vedere le altre. Una bella campagna, che si rifà al mito del furgoncino della beat generation senza cadere nei luoghi comuni, anzi, ironizzando su quanti ideali siano passati attraverso una sola vettura, che "E' appartenuta ad un Trotzkista, un Maoista, un Democratico ed un Repubblicano senza mai cambiare proprietario".
Nessun riferimento al Nazismo che l'ha creata, ovvio. Ma è bello pensare a come un marchio nato con determinati intenti e sotto certi auspici, sia poi diventato il simbolo della generazione dell'amore e della libertà...
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giovedì, 04 dicembre 2008

Ad uno dei miei compleanni passati, devo sicuramente aver espresso il desiderio di viaggiare.

Non sono mai riuscita a spegnere le candeline tutte d’un fiato; eppure il mio desiderio si è realizzato in modo del tutto inaspettato. Perché uno sogna di viaggiare da un hotel di lusso all’altro, circondato da valigie di pelle, su dei tacchi che magicamente non gonfiano le caviglie, sdraiarsi su una spiaggia paradisiaca…invece, io viaggio traslocando “a random” da una città all’altra, per lo più dalla sera alla mattina, per lo più da un gelido posto di montagna ad un altro. Quindi trascino pacchi di dimensioni surreali che si bagnano/cadono/si aprono (non necessariamente ad esclusione), sistemo la stanza a mio piacimento, appendo poster, sposto mobili (il mio personale battesimo di ogni stanza), mi ambiento, entro nella routine e poi arriva una telefonata. Quindi dico addio alla solita vita, risposto mobili, stacco poster, preparo pacchi etc…il tutto con delle comode scarpe basse: le mie caviglie sono già gonfie in versione naturale.

 

Questa volta è stata Firenze.

La dolce, romantica, vivace…pianeggiante…Firenze.

La mia stanzetta-ina-mini-petit-little-xxs ha una finestra, e questa è la buona notizia. La brutta è che si affaccia su un muro, quindi la vista non è panoramicissima come quella dell’altro annuncio, dove però c’era solo il comodino (il resto era di proprietà dalla ragazza che andava via!)…ma almeno è tutto intorno a me!

La convivenza in casa procede bene. Divido casa con due cinesi, un’africana, un calabrese ed una molisana…detta così sembra un gran caos, in realtà ci si vede poco a causa di vite diverse, ma quando si sta insieme ci si diverte.

La mia prima conversazione con il ragazzo cinese è stata la seguente:

-         Cosa fai in Italia?

-         Studio

-         Cosa studi?

-         Sto cercando un mio amico…

 …contento te…

La ragazza cinese mi ha detto che gli uomini cinesi guardano film “sessuali” giapponesi e che il mio nome in cinese si pronuncia “shivuà”; dopo avermi chiesto se fossi mai andata da CEPU (?!) si è lasciata andare ad una riflessione per lei ovvia:

-         Scusa, ma se gli studenti qui protestano pel univelsità cara, non possono lavolale e pagale univelsità??

-         …emh…è un po’ più complicato…

E vallo a spiegare ad una cinese che in Italia non c'è più posto per nessuno, tranne che per loro.

 

I ragazzi italiani hanno passato le prime due settimane a chiamarmi Costanza e Fortuna a seconda delle circostanze, quindi tutto nella norma!

 

Approfitto del tempo libero per passeggiare lungo le strade di Firenze, strizzando un occhio a Miù Miù e salutando velocemente Gucci (non si sa mai mi facciano pagare). Lascio che Ferragamo mi spezzi il cuore, faccio un timido sorriso a Bottega Veneta e mi chiedo quale sia il giorno di mercato, infilandomi subito all’Oviesse.

 

Ho anche capito che se non ho iniziato a scrivere la tesi è solo perché c’è un problema di fondo.

La prof mi ha dato la risposta, ma la domanda la devo trovare io.

In genere si fa il contrario, ma siccome lei ha già deciso dove vuole che io arrivi, non mi ha lasciato scelta. Ed ora mi ritrovo con una risposta di cui devo trovare la domanda, e me ne vado in giro a pormi possibili quesiti con espressione assorta.

 

Che dire? La mia vita in piana procede bene: mi sveglio presto la mattina, rincorro il pullman, sorrido, stropiccio gli occhi davanti al pc e sogno il sole della primavera che mi sembra più vicina di quanto non sia in realtà. Ah, conosco gente e faccio cose, ovvio…

 

 

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categoria:firenze, que sorte