Potrei usare mille parafrasi, ma è più semplice dire che è iniziato L'umbria Jazz Festival!
Proprio l'anno scorso incominiciavo questo blog, a due anni di distanza dal primo, cancellato perchè troppo personale e ingiustamente lamentevole...stavo vivendo uno dei momenti più belli della mia vita e neanche lo sapevo. Ma questa è un'altra storia, come direbbe Lucarelli...
...invece, la storia che raccontiamo oggi è la storia di questo blog, che è sopratutto la storia della sua proprietaria, che purtroppo possiede solo spazi virtuali...libri e cd a parte (senza contare scarpe e borse...).
E partiamo da ieri.
Ieri ho bevuto quel tanto che bastava per prendermi una storta e tradire la fiducia di una persona che neanche conosco. E mi direte: ma come si fa?! Non lo so, provate ad essere me per un po' di tempo e assaporete l'esaltante ebrezza di sapere tutto e non poter dire nulla.
E stamattina mi sono svegliata con quel mal di testa che assomiglia ad una patina sui pensieri e mi sono tornate in mente molte cose.
Appena sveglia. Senza essermi neanche alzata dal letto.
E' passato un anno.
Un anno durante il quale sono cresciuta in un modo insano, imparando molte cose in modo perlopiù doloroso e diventando più cattiva e, anche se non pazza, sicuramente più instabile.
Però le mie lezioni le ho imparate, ho preso appunti e la mente non la resetto, non questa volta.
Ho imparato che certe cose è meglio non saperle, ma che se si sanno non si può ignorarle.
So che per farsi rispettare non serve l'ironia, ma la faccia di cazzi, che la simpatia è meglio riservarla alle persone che se la meritano e la capiscono.
So che il portoghese è la lingua più sensuale del mondo per quanto possa sembrare strano; che quello che voglio fare da grande davvero non lo so e non so se voglio saperlo fin da ora, perchè forse non me la sento di scommettere tutto per un solo obiettivo e non ci trovo nulla di sbagliato.
So che ci sono delle cose della nostra cultura che mi fanno sentire orgogliosa, altre che mi angosciano inutilmente perchè sotto molti aspetti sono molto più "latina" di quanto possa sembrare e voglio vedere le cose dal mio punto di vista e viverle così, tranquillamente.
Ho ricominciato a nuotare, a guardare il fondo della piscina senza farmi salire l'ansia per il bordo troppo lontano, per l'acqua ingoiata.
So che le risposte si prendono il loro tempo, così come le rivincite, e fanno i loro giri; ma, che si tratti di buone o cattive notizie, bussano alla tua porta sempre nel momento sbagliato.
Che confidare le cose agli sconosciuti dà un sottile senso di sollievo.
Che l'amica che non mi parla da un anno senza motivo sarà anche stata all'estero ed avrà un fidanzato straniero, ma lei non è cresciuta, non se mi saluta frettolosamente e scappa via senza darmi il tempo di dirle "ciao". Ha sempre lo stesso sorriso di chi non sa cosa sia la paura ma crede di provarla; lei è sempre uguale, io no.
Non so ancora se dai momenti di crisi possa emergere qualcosa di buono, ma ci proverò anche io.
E devo credere ad uno di quegli amici che non conosco, quando dice che crescendo si perde sempre un po' di sè.
Io ho perso molto troppo in fretta.
Ma mi sento tutt'altro che perdente.