Ieri sera ho visto “Tutta la vita davanti”, film che mi ha trasmesso varie sensazioni….
Sarà che ho deciso in tutta coscienza (e molta pigrizia) di rimandare il momento fatidico nel quale mi ritroverò a sentirmi dire “siamo spiacenti” e “in questo momento non assumiamo nessuno” – e non perché sia laureata in scienze della comunicazione! –ma ho voluto estendere il significato del film al mondo moderno.
Non credo che sia un film “sui call center”. E’ un film sulla nostra società. Magari non il più riuscito, magari non il più realistico, sicuramente molto grottesco, ma veritiero.
Veritiero per quel certo modo di descrivere un mondo in cui chiunque è pronto a farti sentire speciale se deve venderti qualcosa (pubblicità, tv, telefoniste…sempre perché “io valgo”…ma quanto?!) oppure spremerti fino all’osso, ma che ti butta fuori non appena cadi, e una mano a rialzarti non te la da.
Un mondo (quello universitario, quello del lavoro come dei gruppi di pari) in cui puoi essere venerato da tutti se sei portatore di determinati valori senz’altro positivi, ma che certo non si possono trasmettere in ogni momento della propria esistenza; per cui ad un certo punto, inevitabilmente, cadi e devi rialzarti da solo. Un mondo in cui si condivide la gioia, non certo il dolore (la stessa protagonista festeggia la laurea con la madre, ma non le sta vicina durante la malattia). Una società nella quale ci ritroviamo tutti a creare una gigantesca bugia che porta a conseguenze assurde che a loro volta generano altre menzogne…un mondo talmente finto nel quale scoprire la realtà equivale a negarla, persino a se stessi, e la si cancella, la si uccide con un colpo di rabbia senza neanche ricordarselo il giorno dopo.
Sarà che mi sono lasciata trascinare dal rimando malinconico a “C’eravamo tanto amati”, un film che adoro e per il quale ho riso e pianto…
Sarà che mi arrendo in partenza ad un destino fuori dal mio paese e, magari, anche dal continente…
Sarà che sento profondamente quella voglia di correre, ma solo idealmente (sia chiaro!) perché per farlo realmente avrei bisogno di tutta la scatola di integratori…e che sento il disagio di dover inventare anche io un giorno gigantesche esche per attirare quanti più clienti possibili…
Sarà, ma in un mondo in cui la psicologia diventa marketing e la salute un business appetitoso, una signora che disinteressatamente ti chiede come stai e ti abbraccia, mi ha fatto commuovere.
E ringrazio sentitamente una signora reale, quella del piano di sotto, che ieri mi ha detto:
“ma tu abiti qui? Non t’ho mai vista, sarà che ti sei fatta più carina?”
…sarà che sono stata tre mesi in Portogallo ed uno a casa?!