martedì, 18 dicembre 2007
Una delle cose che adoro dei portoghesi è che non si preoccupano di fare corse contro il tempo o di dannarsi perché non è mai abbastanza: loro, IL TEMPO, l’hanno semplicemente dimenticato!
I giornali nel bar sotto casa arrivano alle 9 di mattina e i dolci alle 8, orario in cui in Italia si sforna il secondo carico di cornetti e i bambini sono già a scuola; al supermercato non dovete affannarvi a mettere tutto nelle buste perché ci pensa la cassiera, provocando code incredibili, code che comunque possono avere anche altre cause, tra le quali:
- la cassiera deve finire la sua conversazione telefonica;
- la cassiera sta spiegando ad un turista il significato dei disegni sulle monete (da quelle di 2 euro al singolo centesimo);
- la signora davanti a voi ha la carta di credito ma non funziona e quindi continua a riprovare all’infinito (mentre la cassiera ne approfitta per parlare al telefono);
- la cassiera sta attendendo il capo per cambiare il rullo degli scontrini perché non ha ancora imparato nonostante lavori già da un mese ormai (ma il capo sta tardando perché è al telefono).
La lentezza è una prerogativa portoghese esattamente come la pigrizia, che si riflette bene sulla lingua: loro partono dal presupposto che non c’è bisogno di avere UNA parola per ogni COSA, perchè basta usare sempre la stessa e applicare delle piccole variazioni.
Perché perdere tempo ad inventarsi una parola per dire “colazione”? La colazione, specie se abbondante, può di fatto essere considerata un pranzo (almoço) in versione ridotta, quindi passibile di essere chiamata “pequenho almoço”!
Non sentono il bisogno di esprimere la loro fantasia inventando parole altisonanti per i giorni della settimana, basta semplicemente numerarli: segunda-feira, terça-feira, quarta-feira etc…che poi nel linguaggio comune, per evitare sprechi, diventano segunda, terça, quarta…
Troppo difficile inoltre trovare una parola per indicare sia la madre (mãe) che il padre (pai), e quindi meglio decidere arbitrariamente di chiamarli “padri” (pais).
I portoghesi sono talmente pigri che ad un certo punto hanno deciso di eliminare dalle declinazioni la seconda persona plurale…e quindi per indicarla si può tranquillamente usare la terza plurale!
Mi chiedo quando elimineranno il congiuntivo…spero comunque prima che io lo impari!
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giovedì, 13 dicembre 2007

 

Già qualche settimana dopo il mio arrivo (cioè a Novembre!), a Viseu si potevano notare molti uomini intenti a posizionare le luci natalizie...

...pensavo fossero solo prevideneti, del tipo "Le montiamo a Novembre perchè a Dicembre abbiamo da fare!".

Invece hanno continuato per un mese intero ed il risultato è che Viseu sta spendendo in elettricità quanto tutta Roma (provincia!)!!! Ogni strada ha la sua illuminazione diversa dalle altre, cosa che vi aiuta ad orientarvi e rende il paesaggio imprevedibile, via Dereita ha il tappeto rosso (oltre ad un albero ogni 5 metri!) e nel centro viene diffusa tipica musica inglese natalizia!

Inizio a credere che i portoghesi debbano compensare la mancanza di ferie natalizie con le illuminazioni (la cosa è inversamente proporzionale: infatti i giorni di ferie sono solo il 25 Dicembre ed il 1 Gennaio!); pensate che quest'anno i cittadini di Viseu si sono addiruttura lamentati per la SACRSITA' degli addobbi in città!!!

Ma devo ammetterlo: è la prima volta dopo anni che sento il clima natalizio...e se non lo sentivo iniziavo a preoccuparmi!!

(le foto sono di Saria!)

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mercoledì, 12 dicembre 2007

Oggi ho letto questo articolo sui meccanismi che il cervello attiva per controllare il bilinguismo.

In pratica, un gruppo di ricercatori dell'Università Vita-Salute San Raffaele di Milano (in collaborazione con il Dipartimento di Neurologia dell'Università di California e dei Geneva University Hospitals) ha scoperto un "meccanismo nel cervello che, come un interruttore, si accende mentre si passa dalla lingua madre alla seconda lingua e viceversa, e fa sì che si selezioni correttamente quella prescelta attraverso un sistema di controllo interno"; si tratta quindi di "una rete di aree cerebrali che si attiva solo quando c'è il passaggio da una lingua all'altra".

Ecco il motio della mia frustrazione mattutina: il mio interruttore è andato in TILT perchè sottoposto ad uno stress estremo:

LEGGERE L'ITALIANO ED ASCOLTARE IL PORTOGHESE

CONTEMPORANEAMENTE!

Devo assolutamente sapere se è normale che il meccanismo si inceppi in casi simili o se la mia rete celebrale è intasata come la Salerno-Reggio Calabria...

...e devo assolutamente sapere cosa ci faccio in Portogallo a parlare con una gallega del fatto che uno sloveno si è ritrovato in vacanza con un lituano che in realtà stava fuggendo con 250 euro rubati ad un cipriota...

...mh...

L'interruttore del bilinguismo avrà qualche problema, ma quello degli argomenti non correlati funziona benissimo! ;)

 

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lunedì, 10 dicembre 2007

Stamattina ho letto questo articolo di Ilvo Diamanti: la prima riflessione seria e senza pregiudizi sul caso della govane Meredith a Perugia. Una riflessione sulle città universitarie, sulla vita degli studenti e delle persone "del luogo", sulla difficoltà di vivere lontano da casa e sul mercato che ingloba tutto, anche la nostra formazione.

Segue questo altro articolo in cui vengono precisate alcune riflessioni.

Non potevo non postarlo; sono stata studentessa fuori sede a Lancusi prima (Salerno) e a Perugia poi, luoghi che si adattano benissimo alla descrizione di Diamanti;  ed ora sto assistendo alla "deriva" di giovani che non hanno mai avuto un'educazione e si ritrovano qui, in Portogallo, con fin troppa libertà. Ma di questo, e di molto altro, parlerò più in là...

 

 

postato da: speranza84 alle ore 11:26 | Permalink | commenti (2)
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martedì, 04 dicembre 2007
Eccomi!!!
 
Scusate l’assenza, ma sono rimasta intrappolata in un vortice interculturale di cui è difficile liberarsi se si abita in Portogallo, si ha una compagna di stanza spagnola (scusate: gallega!) e si frequenta un gruppo di persone messe insieme dal destino!
Ormai non so più quale lingua parlare: confondo il dialetto con il portoghese, applico le regole dello spagnolo all’italiano e inizio le frasi in inglese per poi finirle in portoghese…ed è così per tutti!
 
E capita che Ruth, che non conosce l’italiano, si emozioni per una canzone di Mina.
Capita che un’altra Ruth, questa volta di Oxford, inizi a parlarti della sua infanzia in giro per l’Africa (i genitori sono volontari), della volta che ha nuotato con le balene e ha visto uno squalo, di quando andava a scuola ed era l’unica a non essere picchiata perché “bianca”, e di quando ha guidato per tre giorni interi solo per andare da una città all’altra del Malawi e poi, d’improvviso, si volti e ti chieda:
- Ma parlami un po' di te!
- IO?!
 
Capita di sentire discorsi in portoghese tra cechi e spagnoli del tipo:
- Allora, quale viaggio ti piacerebbe fare?
- Mi hai chiesto quando devo tornare?
- Si
- Il 15 di Gennaio (Janeiro)
- Ah! A Rio de Janeiro!
- No, cosa c'entra?!
- Scusa, ma di chè stiamo parlando?!
 
Capita che Ruth spagnola parli in inglese con Ruth inglese che risponde in portoghese mentre io continuo a parlare portoghese con la mia amica italiana sperando che mi capisca comunque…
 
In questo clima interculturale, uno spagnolo ha perso una buona dose di senno, cosa che appare chiara ogni volta che si ubriaca e se ne va in giro a parlare esclusivamente in inglese; il fatto è che, essendo ubriaco, dice frasi come “the car is on the table” oppure “withe a moment”; la cosa diventa imbarazzante se in una discoteca chiede ad una ragazza di reggergli il bicchiere perché lui “must go a moment to the curch” mentre si avvia verso il bagno; oppure, se non sapendo come brindare con gli inglesi, se ne esce con l’equivalente di “salute” che è, ovviamente, “healt”!
 
La regola sarebbe quella di accordarsi preventivamente su quale lingua si intenda usare, ma è inutile dire che non viene mai applicata; così, si chiede in portoghese:
- Oltre al pesce, cosa si può mettere nella paella?
e si risponde in inglese:
- crow...(vacca)
- cão?! (cane)
- NO! No "WOLF WOLF"!! but "MUUU MUUUU"
- AAAHHHH! OK!
…fortuna che gli animali sembrano parlare linguaggi più o meno internazionali!
 
Confesso che a volte, chiamata ad aiutare nelle traduzioni, temo di provocare incomprensioni, liti e disguidi internazionali…ma alla fine riusciamo a capirci nonostante la distanza linguistica, a dimostrazione del fatto che la comunicazione non è fatta solo di parole, ma anche di toni, sguardi, sorrisi e gesti più o meno taciti, che la distanza non è questione di nazionalità, e la diversità culturale può essere una ricchezza se c’è curiosità e voglia di apprendere…ed è per questo che I love Viseu, muito!
postato da: speranza84 alle ore 09:39 | Permalink | commenti (10)
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