domenica, 29 luglio 2007

Per fare un dolce bisogna avere tutti gli ingredienti giusti: farina,  zucchero, burro…ma questo è solo l’inizio.

La maggior parte delle persone crede che ci si possa accontentare di un dolce come un panettone, semplice e comune, che tutti saprebbero fare più o meno bene: la comodità sta nel fatto che gli ingredienti sono già tutti in casa, non ci si mette molto a prepararli e possono essere consumati a colazione al posto delle brioche mulino bianco. Ma ci si ricorderà di loro? Intendo: la prossima volta che proverete a fare un dolce, vi ricorderete del sapore di quello in particolare? Saprete descrivere quello che le vostre papille gustative hanno provato quando lo avete assaggiato? Vi ritornerà in mente la sensazione che vi ha dato in quel preciso istante? Certo che no, perché si tratta di un dolce come tutti quanti gli altri, non ha niente di speciale; non l’avete desiderato, non l’avete pregustato; non vi siete certo alzati due ore prima solo per il piacere di avvicinare il momento della colazione! Anzi, spesso vi sarà capitato di svegliarvi e di non poterne più di lui: sta lì, sul tavolo, da tanto di quel tempo che si è rinsecchito, non sa di nulla neanche se interamente cosparso di nutella; è diventato già inutile e non vi resta che buttarlo via. Vi ripromettete di non fare più cose del genere. Giurate a voi stessi che non cucinerete mai più un dolce che poi non avrete voglia di mangiare perché poco saporito o già bruciato. Ma se l’avete fatto una volta, ci sono molte probabilità che accadrà di nuovo.

Io no.

Io non posso accontentarmi di un dolce qualunque.

Vedete, io credo che un dolce abbia bisogno di tempo.

Un dolce vero, con tutti i sapori al posto giusto, non è una cosa che si inventa dalla sera al mattino.

Ci vuole pazienza.

Perché magari la farina “TIPO 00” potrebbe andare, ma quella giusta è di un tipo che non si trova dietro l’angolo, bisogna cercarla in tutti i negozi, e quello più adatto è lo zucchero di canna dell’equosolidare, rozzo, duro, uno zucchero che vi farà dannare perché ci mette ore ad amalgamarsi all’uovo e a diventare spumoso con il burro; non va bene la panna che esce già pronta dalla bomboletta spray,  bisogna adoperare la panna fresca e montarla con le fruste fin quando non sarà dura e uniforme.


Per fare un dolce bisogna saper dosare gli ingredienti. Si, perché se si abbonda con lo zucchero si rischia di fare un dolce stucchevole, fine a sé stesso; è meglio non esagerare con il cioccolato perché si rischierebbe di coprire gli altri sapori; il liquore va bene, ma sempre nelle dosi consigliate, o si perde la testa!

Non bisogna forzare i dolci: se in una ricetta leggete che ci vuole un po’ di sale non vuol dire che sia stata scritta male, ma che serve anche quello perché il risultato finale sia perfetto! Non esistono forse le cheese cake? E non sono buonissime anche quelle??

Non partite prevenuti dicendovi che la cannella non la sopportate, perché può darsi che nel vostro dolce preferito ce ne sia e non ve ne siete neanche accorti!

 Un dolce non si fa da sé.

Bisogna setacciare la farina. Fare attenzione che non si creino grumi. Colare il latte tiepido a filo. Fare amalgamare perfettamente il cacao. Montare gli albumi a neve. Grattugiare la scorza di limone. Bagnare il pan di spagna. Ricordarsi che il lievito va messo solo un attimino prima di infornarlo.

Per fare un dolce che parli di sé non bisogna aver paura di mischiare gli ingredienti con le mani: affondare le dita nell’impasto, lavorarlo nella terrina muovendo tutti i muscoli del corpo, sentire la farina sotto le unghia, scottarsi con il burro perfettamente fuso

 

E saper aspettare.

 

Aspettare che l’impasto sia della giusta consistenza. Aspettare che riposi. Aspettare che lieviti nel forno. Che sia perfettamente dorato. Che le gocce di cioccolata siano fuse. Che la meringa sia pronta. Che il caramello sia della giusta temperatura.

Aspettare.

 

Pazienza.

 

Aprendo il forno lo capite subito: non è come tutti quanti gli altri.

E’ tutto lì dentro: le parole che avete detto mentre lo preparavate, la goccia di caffé che c’è caduta dentro mentre facevate una pausa, l’ammaccatura che non siete riusciti a nascondere.

Eppure è perfetto. 

L’avete fatto voi. Sono i vostri ingredienti.

E’ il vostro dolce.

Quello per cui vi alzerete prima al mattino.

A lui non potete resistere: solo al pensiero che sia ancora in cucina andate in estasi! Ed ogni morso è unico ed irripetibile, è goloso, è rassicurante per la consistenza che ti aspetti e sorprendente per il retrogusto a cui non avevi mai fatto caso.

E se non sorridete lanciandoli un’occhiata, vuol dire che è solo un altro stupido panettone. 

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domenica, 22 luglio 2007

Non è facile trovare the one, quello adatto.

Alcuni troppo grandi, altri troppo piccoli…certi sembrano davvero perfetti: sembra che non abbiano alcun difetto e tu stai lì a scrutare per ore finché non trovi quel piccolo, insormontabile difetto che conferma il sospetto: non è lui; non ancora.

Poi, qualcuno ti fa una strana proposta, ti fa salire su per delle scale che non sembrano promettere nulla di buono e proprio quando stai per andartene, ti si aprono le porte del paradiso: il tuo viso s’illumina e non metaforicamente: è davvero luminoso! Tutto luminoso! In ogni suo dettaglio è proprio come lo vorresti e per tutto questo tempo non lo sapevi neanche tu; alle amiche che chiedevano esauste “scusa, ma come cavolo lo vuoi?”, tu non sapevi come descriverlo e loro finivano per sbottare un “e vabbè, se non lo sai neanche tu potresti accontentarti per una volta, adattarti tu!”…ma no! E la prova è proprio lì davanti a te, la prova che non potevi accontentarti perché quello perfetto esiste: ogni particolare è al proprio posto, ogni dettaglio ti incuriosisce, vorresti passarci più tempo, tutto il tempo possibile per scoprire quanto davvero ti può dare e la cosa bella è che non hai il minimo dubbio che ogni momento sarà stupendo! Hai la netta sensazione che diventerà un punto di riferimento, che sarà il tuo porto felice perché sei felice. D’un tratto, sei felice.

Sembra assurdo, ma a volte basta leggere un annuncio e ti risponde la persona giusta; quella che ha la chiave della tua felicità.

Una chiave che ti sarà consegnata non appena versata una caparra di due mesi di anticipo e firmato un contratto.

Si: l’appartamento giusto esiste. E noi l’abbiamo trovato!!!

 

Dedicato a Touffe ed alle nostre ricerche di settimane e settimane…e perché lei ci ha creduto più di me…

 

The one for me è anche una canzone di Macy Gray…stupenda!

postato da: speranza84 alle ore 13:57 | Permalink | commenti
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venerdì, 20 luglio 2007
Questo mio blog è attivo da meno di una settimana e sono poche le persone che sanno della sua esistenza. Volevo che restasse una cosa giocosa (e gioiosa), volevo  soffermarmi solo sulle cose che mi capitano e delle quali mi piace raccontare; purtroppo non è stato così e qualcuno ha pensato bene di mettermi in ridicolo, facendo cose che non avrei mai fatto ad una persona che fortunatamente si fida di me. Ma se così non fosse stato? Per colpa di chi sarei finita in una situazione di merda? Alla fine, chiunque abbia scritto il commento a nome mio (lasciandolo anche a me: davvero un genio!) non ha danneggiato me, ma qualcun'altro che si è sentito privato di un suo spazio, della sua intimità, e questa è la cosa che più mi dispiace. Non ho idea di quale fosse lo scopo di tutto ciò, ma la cerchia di persone che possono averlo fatto è molto stretta e non lascerò passare questo come un avvenimento casuale: non è il destino nè un caso. Quindi, chiunque sia stato, non la passerà liscia, perchè ha davvero esagerato.
postato da: speranza84 alle ore 11:49 | Permalink | commenti (2)
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lunedì, 16 luglio 2007

All I can ever be to you,
Is a darkness that we knew,
And this regret I had to get accustomed to,
Once it was so right,
When we were at our high,
Waiting for you in the hotel at night,
I knew I hadn't met my match,
But every moment we could snatch,
I don’t know why I got so attached,
It’s my responsibility,
And you don’t owe nothing to me,
But to walk away I have no capacity

He walks away,
The sun goes down,
He takes the day but I’m grown,
And in this grey, in this blue shade
My tears dry on their own,

I don’t understand,
Why do I stress A man,
When there’s so many better things at hand,
We could a never had it all,
We had to hit a wall,
So this is inevitable withdrawal,
Even if I stop wanting you,
A Perspective pushes thru,
I’ll be some next man’s other woman soon,

I shouldn't play myself again,
I should just be my own best friend,
Not fuck myself in the head with stupid men,

He walks away,
The sun goes down,
He takes the day but I’m grown,
And it's OK,
In this blue shade,
My tears dry on their own,

So we are history,
YOUR shadow covers me
The sky above,
A blaze only that lovers see

He walks away,
The sun goes down,
He takes the day but I’m grown,
And it's OK,
In this blue shade
My tears dry on their own,

I wish I could SAY no regrets,
And no emotional debts,
And as we kiss goodbye the sun sets,
So we are history,
The shadow covers me,
The sky above a blaze that only lovers see,

He walks away,
The sun goes down,
He takes the day but I’m grown,
And it's OK,
In this blue Shade,
My tears dry on their own, 

                                                                         

                                                                             Amy Winehouse - My tears dry on their own

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lunedì, 16 luglio 2007

Sembrerà ovvio anche a voi che ogni volta che mi presento come Speranza, scattano le battute tipo “ah, l’ultima a morire!” oppure “chi di speranza vive…” oppure “bhè, allora non sei mai disperata!”; e non manca mai il cretino di turno che fa finta che sia un nome strafico che gli piace un casino e poi finisce per chiamarmi Fortuna. Ma all’Umbria Jazz, quest’anno, è capitato l’imponderabile...andiamo con ordine.

La prima sera del Festival era scivolata via tra le solite birre e la voglia di staccare dagli esami; erano già le quattro di notte quando, un ragazzo della Costa d’Avorio mi ha chiesto:

-...e tu, come ti chiami?

-Speranza...

Potete immaginare la mia espressione quando l’ho visto farsi il segno della croce davanti a me! Siccome era anche il mio onomastico (il 6 luglio è S. Maria della Speranza, Santa Maria Goretti) ho pensato che lo sapesse anche lui…la mia fantasia non ha limiti!

Quando gli ho chiesto spiegazioni, lui mi ha detto che c’è tantissimo bisogno di speranza al mondo, che tutti noi abbiamo bisogno di speranza ed ha concluso dicendo:

“Non potevano scegliere un nome migliore di questo, è davvero il massimo!”

In compenso, io il suo nome non lo ricordo proprio, ma lo ringrazio comunque!!

Sono arrivata a conoscere questo ragazzo perché un mio compagno di università ha avuto la brillante idea di scambiarsi le magliette su Corso Vannucci con tutti i ragazzi disposti a farlo: è partito con una camicia di raso blu, passato per una maglietta sintetica nera, ed alla fine si è ritrovato (senza volerlo: lo giuro!!) con una Dolce & Gabbana blu che gli stava un incanto! In questa strano gioco abbiamo conosciuto anche un ragazzo che non ha scambiato la maglietta perché, per farlo, avrebbe dovuto togliersi lo scatolone di Peroni che s’era messo in testa (con i buchi per vedere, ovviamente)…di lì a qualche giorno avrebbe suonato con Enrico Brizzi a Bastia Umbra…ora mi chiedo: era proprio lui Enrico Brizzi o semplicemente era curioso di vivere una nottata da Peroni??? (se ti riconosci nella descrizione toglici questo dubbio: dobbiamo sapere!!!). Nell’ultima combriccola che abbiamo acchiappato c’era anche una ragazza a cui “scappava la pipì”; la mia amica nonché coinquilina Un Tuffe (si legge in francese ma è italiana, solo che tiene “à cap ‘e lione!”) si è avviata con questa perfetta sconosciuta per i vicoli di Perugia a fare la pipì “non importa dove basta che la faccio!”. Sentita la responsabilità che si faceva largo tra i fiumi di birra, ho deciso di accompagnarla: abbiamo trovato un violetto e, mentre io e la perfetta sconosciuta facevamo da palo, un Tuffe ha fatto la pipì più lunga del mondo e c’ha fatto cadere il suo cellulare dentro…scena da brivido, tanto che l’altra ragazza ha deciso di rimandare la sua urgenza ad un momento più tranquillo. L’abbiamo incontrata il giorno dopo e non ci ha riconosciuto…o ha fatto finta????

Il cellulare sta bene: gli abbiamo fatto fare un bagnetto nell’ACE Gentile (sennò si scoloriva) ed ogni tanto si spegne da solo per protesta.

Le serate successive sono proseguite con delle variazioni sul tema, tipo tentati approcci, balli più o meno scatenati e Ele che diventerà regina del Togo a breve (e verrà intervistata da Verissimo se indosserà vestiti d’alta moda) sempre che Ale non decida di scrollarsi di dosso le percussioni e farla felice!

Soprattutto, ci hanno tenuto compagnia i Funkoff con la loro mitica musica, la street parade e AUW…ho deciso di promuovere il trombettista Paolo (nonché vocalist) a mio primo fidanzato ipotetico, se lui è d’accordo per me non ci sono problemi a concretizzare la cosa! 

Ragazzi: quest’Umbria Jazz mi è costato un esame, ma io e Touffe abbiamo trovato casa e l’anno prossimo si va a vivere IN CENTRO!!!!!!

postato da: speranza84 alle ore 14:26 | Permalink | commenti (3)
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domenica, 15 luglio 2007

Il primo post dovrebbe essere qualcosa di speciale, in grado di spingere voi altri bloggers a ritornare; dovrebbe creare delle aspettative da non deludere, farvi ridere o emozionare.

In realtà è ancora un po' tutto in fase di costruzione, e non mi dilungherò sul senso di questa frase (ok, mi dilungherò: infondo, si è sempre "in costruzione" in qualche modo, no?) e spero di riuscire a rendere questo blog un pochino più vivibile, perchè dire accattivante mi sembra eccessivo!

postato da: speranza84 alle ore 17:59 | Permalink | commenti
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